La festa di San Nicola

Il 6 Dicembre a Contessa Entellina si festeggia San Nicola, il 5 pomeriggio le famiglie e i bambini si riuniscono per realizzare dei piccoli panini che vengono distribuiti dopo la funzione di benedizione del 6 dicembre. I panini vengono conservati in casa e buttati fuori in caso di tempeste violente durante l'anno.

Guarda il video con la spiegazione e la realizzazione dei panini

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Patrimonio Culturale

A Contessa Entellina si parla ancora la lingua degli antenati albanesi, che fondarono il paese nel secolo XV. Notevole e interessante, anche se poco conosciuta, è la produzione letteraria locale albanese (in prosa e in versi).
In attuazione della legge nazionale (482\99) sulla tutela delle minoranze linguistiche anche a Contessa Entellina la toponomastica, finora solamente in lingua italiana, sarà integrata con quella in lingua albanese.
Papas Nicolò Chetta (1741-1803), sacerdote, poeta, scrittore, storico è noto nel mondo culturale italo-albanese ed anche in Albania come per i suoi studi etnografici, storici e teologici. Ha lasciato parecchie opere (in lingua italiana, albanese e greca), alcune recentemente pubblicate ed altre in corso di pubblicazione.
Si hanno riscontri documentali (atti dotali del 1700) sull’uso del costume arbëresh nei secoli passati a Contessa Entellina, ma i costumi tradizionali oggi usati  in questa comunità sono recenti. Sono stati infatti confezionati dal 1937 a oggi, su parziale imitazione di quelli di Piana degli Albanesi, e vengono indossati da ragazzi, giovani e adulti in occasione di particolari ricorrenze familiari (matrimoni) e religiose (Epifania, Pasqua e festa dell'8 settembre) o nel corso d’importanti eventi sociali e culturali (mostre, convegni, sagre, manifestazioni ufficiali, ecc.).

La lingua, il costume tradizionale ed il rito bizantino, elemento di distinzione della comunità arbëreshe nell’ambito della popolazione locale, si manifestano in occasione delle grandi festività religiose (Epifania, Lazzaro, Venerdì Santo, Pasqua, festa della Madonna della Favara, S. Nicola e Immacolata), quando si rinnovano le più significative e autentiche tradizioni.
A Contessa Entellina i bambini delle famiglie di rito bizantino, nati nei mesi che precedono l’Epifania vengono battezzati alla vigilia di questa festa, secondo la tradizione bizantina (immersione del bambino nudo nell’acqua del fonte battesimale).  Il giorno dell'Epifania, dopo la Divina Liturgia, viene celebrata la "Benedizione delle acque" (Mègas Aghiasmòs) nella pubblica fontana BIVERI per commemorare il Battesimo di Gesù nel Giordano.
Il padrino del “battesimo di Gesù”, scelto dal parroco, chiamato “nuni” in arbëresh, affianca il celebrante per l’intera funzione della “Benedizione delle acque”.  Mentre si canta un innoin greco ("En Iordani") una colomba scende scivolando su una lunga corda che parte dal campanile e si ferma sulla fontana davanti al celebrante: simboleggia lo Spirito Santo che appare nel Giordano sotto forma di colomba. A conclusione della celebrazione, mentre i ragazzi immergono più volte nell’acqua della fontana un fagotto  pieno di arance e mandarini, da portare a casa e mangiare a pranzo assieme agli altri familiari, il sacerdote, con rametti di ruta, asperge l’acqua benedetta sul capo di ogni fedele.
Il momento forte e più significativo della tradizione religiosa bizantina a Contessa è testimoniato durante le funzioni della Pasqua arbëreshe.
Dalla sera della notte, che precede il Sabato di Lazzaro, fino alla solenne divina Liturgia della Domenica di Pasqua, ogni giorno, sia in chiesa sia per le strade del paese, a Contessa Entellina, si rinnova ogni anno un intenso alternarsi di celebrazioni liturgiche (Mattutino, Ore, Vespero, Liturgia dei Presantificati, Divina Liturgia, Unzione degli infermi, ecc.), e di tradizioni religiose popolari (processioni, canti e preghiere in greco, in italiano ed in arbëresh).
Nel continuo ed emozionante alternarsi di parole (preghiere, letture dei testi sacri) e di suoni (canti antichi e recenti della tradizione bizantina), nella spettacolare coreografia delle numerose immagini sacre (icone), nella magica atmosfera impregnata di incenso (in ogni celebrazione), di profumi (venerdì) e di alloro (sabato), i fedeli con la mente, l’anima ed il cuore partecipano profondamente alla celebrazione dei grandi misteri della Passione, Morte e Resurrezione di Cristo.
Durante la processione della Domenica delle Palme antiche preghiere liturgiche (in greco) si alternano a canti religiosi popolari (in italiano ed in arbëresh).
La sera del Venerdì Santo si svolge per le vie del paese la processione sia col Cristo morto deposto nell’urna (tradizione occidentale),  sia con l’Epitàfios  (tappeto su cui è raffigurato con preziosi ricami Cristo deposto dalla croce), secondo la tradizione tipicamente orientale. Il Sabato Santo, durante la celebrazione solenne del Vespero e della Divina Liturgia tutta la chiesa viene cosparsa da foglie di alloro.
Il giorno di Pasqua viene celebrata l’originale funzione della luce e poi la solenne divina Liturgia, durante la quale si ripete tantissime volte l’inno della Resurrezione: in grec (Cristòs anèsti), in albanese (Krishti u ngjall) ed in italiano (Cristo è risorto). Al termine della Divina Liturgia di Pasqua , i fedeli ed il clero greco con i sontuosi paramenti orientali, accompagnati dalla banda musicale e dalle autorità locali, in corteo si recano nella chiesa parrocchiale latina per portare l’annuncio della Resurrezione di Cristo. I ragazzi e le ragazze, vestiti col costume tradizionale arbëresh di Contessa, distribuiscono ai presenti uova rosse, simbolo della Resurrezione.
Come nei secoli passati, ancor oggi il clero greco ed i fedeli, il giorno di Pentecoste, si recano nella chiesa rurale dell’Odigitria per ricordare la caduta di Costantinopoli nelle mani dei Turchi (1453): dopo inni e preghiere dedicati alla Madonna, per aver salvato e guidato gli Albanesi nel doloroso viaggio dell’esilio, si canta “O e bukura Moré – O mia bella Morea”, pensando con nostalgia alla patria lasciata per sempre. La chiesa dell’Odigitria ha pertanto per Contessa un valore storico e religioso ed é considerata un monumento commemorativo della venuta dall’Oriente degli Albanesi di Contessa.

La festa della Madonna della Favara (otto settembre) a Contessa Entellina è l'avvenimento religioso, culturale e sociale locale più importante. In tale occasione infatti si rinnovano secolari tradizioni. Tanti contessioti emigrati sono presenti alla festa, che si rinnova ogni anno sempre uguale, ma provoca comunque sempre nuove emozioni sia per le solenni celebrazioni religiose sia per la generale atmosfera gioiosa che accompagna tutti, perché é possibile rivedere, dopo tanto tempo, familiari, amici, concittadini, ecc.
Le funzioni religiose (Vespero, Divina Liturgia e Processione) sono celebrate dal clero greco nella chiesa parrocchiale latina, in virtù di plurisecolari tradizioni. La Divina Liturgia in rito bizantino-greco, concelebrata da tanti pàpas, è presieduta solitamente dal vescovo dell’Eparchia (diocesi) di Piana degli Albanesi.
La sera la seicentesca statua della Madonna della Favara é portata in processione, sistemata sulla storica, artistica, preziosa e monumentale “vara” del 1838. Nell’ultimo tratto della processione si ripete ogni anno il caratteristico “saliscendi” o corsa: prima di essere deposta sul sagrato della chiesa, a conclusione della processione, la vara viene più volte portata avanti e indietro sulla strada in salita davanti alla chiesa della Madonna della Favara.
Per la festa di S. Nicola (6 dicembre), patrono di Contessa e di tanti paesi d'origine albanese, al termine della Divina Liturgia solenne vengono distribuiti i "Panini di S. Nicola" benedetti, che, conservati, vengono gettati a pezzettini fuori di casa, quando infuria il maltempo, perché, secondo la tradizione, protegge dalle intemperie (temporali,  fulmini,  ecc.).
In occasione della festa dell'Immacolata, la vigilia (7 dicembre) al termine del Vespero nella Chiesa di S. Rocco, si bruciano due pupazzi di paglia, che rappresentano il demonio  (Diàlli) e la moglie (e shoqa).

Le  "Kalimère" sono  canti popolari religiosi in lingua arbëreshe, eseguiti da gruppi di giovani, che, girando casa per casa,  la notte di Lazzaro e di Pasqua,  annunziano la resurrezione di Lazzaro e di Gesù e ricevono in dono uova e dolci.

Originale e suggestivo il rito dell’incoronazione (matrimonio), celebrato secondo la tradizione bizantina: corone e velo sugli sposi, che bevono nello stesso bicchiere, che viene frantumato, e quindi  il corteo (celebrante, seguito dagli sposi incoronati e dai testimoni) in mezzo ai fedeli, mentre viene cantato un antico inno in greco.

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Contessa Entellina

CENNI STORICI

Contessa nel Medioevo è un villaggio rurale, abitato da pastori e da contadini, simile ad altri esistenti nel Medioevo nelle sue vicinanze.
Il casale di Contessa, citato già nei diplomi del re Guglielmo II del 1178 e del 1185,
abbandonato e diroccato per qualche tempo, nella seconda metà del secolo XV viene ricostruito e ripopolato da soldati albanesi, provenienti dal castello di Bisiri (Mazara del Vallo), dove avevano prestato servizio  per il re di Napoli. Inizialmente si stabiliscono nelle vicinanze del Castello di Calatamauro, contrada Scirotta, erigendo le loro tende e costruendo dei ricoveri provvisori di pietre e canne (katòi), quindi si trasferiscono nella contrada Muzgat (località attigua all’attuale centro abitato di Contessa), e infine, quando perdono ogni speranza di ritornare in patria, dopo la morte di Scanderbeg (anno 1468), che per 25 anni aveva frenato l’espansione dei Turchi nei Balcani, cominciano a costruire abitazioni stabili attorno alla chiesa dell’Annunziata.
Contessa si sviluppa significativamente solamente dopo il 1500, quando giungono a Contessa altri Albanesi e, numericamente consistenti, possono sottoscrivere i Capitoli nel 1520, ottenendo da Don Alfonso Cardona in enfiteusi i feudi di Contesse e Serradamo. Un gruppo di profughi albanesi, omogeneo per lingua, etnia e religione, nel 1521 raggiunge il casale di Contessa, avendo Don Alfonso Cardona pagato il nolo delle navi per il loro viaggio dall’isola greca di Andros a Messina.
Nel 1720 viene concesso in enfiteusi agli abitanti di Contessa anche il feudo Bagnatelle, oggi Valle dei Mulini.
I campi di grano, i vigneti, i frutteti ed i secolari uliveti, che ancor oggi si possono ammirare nei feudi di Serradamo, Contesse e Bagnatelle, sono la visibile testimonianza dell’impegno di lavoro, che per secoli gli Albanesi di Contessa dedicano al territorio ripopolato dal XV secolo.
Il centro abitato di Contessa si presenta oggi come uno strano triangolo di case basse, allineate lungo le strade strette e tortuose, ai piedi di tre collinette, chiamate Brinjat.
Al vecchio centro abitato (Hora e vjetër), si è affiancata la nuova Contessa, costruita dopo il terremoto del 1968.
Fanno parte di Contessa anche cinque borghi agricoli costruiti di recente nei vari feudi: Piano Cavaliere, Cozzo Finocchio, Roccella, Castagnola, Pizzillo.
Molte case del vecchio centro abitato sono disabitate o sono state diroccate a seguito del terremoto del 1968, tuttavia le vecchie abitazioni ancora in uso testimoniano la vita urbana e rurale della comunità locale. Fino all’inizio del secolo XX pochi benestanti, proprietari fondiari e professionisti, abitavano case comode (stanze, terrazzi, cortili, balconi, stalle, magazzini, cucina) mentre la maggior parte dei contessioti (contadini, braccianti, artigiani e pastori) abitavano in piccole case, ad un solo piano (una o due vani e stalla). Dopo il 1950 inizia il miglioramento generale delle abitazioni di Contessa, in particolare dopo il terremoto, quando vengono ricostruite le case col contributo dello Stato.

Contessa, per la peculiare identità culturale dei suoi abitanti, è un'oasi etnica, linguistica e religiosa nella Valle del Belice, al centro della Sicilia occidentale: comunità italo-greco-albanese da oltre cinque secoli, conserva ancora  lingua, costumi e tradizioni degli antenati albanesi e professa la religione cattolica secondo la tradizione orientale  (rito bizantino-greco).
Il patrimonio culturale di Contessa Entellina, vasto e peculiare, può essere raggruppato in due grossi filoni: uno fa riferimento alle testimonianze storiche, monumentali, archeologiche e ambientali (comuni a tante altre località) e l'altro  invece é costituito da espressioni esclusive delle Comunità italo-greco-albanesi.

A Sud-Est, inseriti nella straordinaria bellezza e solennità del paesaggio, il Monastero e la chiesa di Santa Maria del Bosco, monumento di particolare interesse artistico e architettonico. Sorto come piccolo eremo nel secolo XIII, si è notevolmente sviluppato nei secoli successivi diventando un importante luogo di culto e di cultura, uno dei più grandi monasteri della Sicilia.
A Sud il monte Genuardo, che si erge maestoso su un vastissimo territorio: dalla sua cima si può ammirare un panorama immenso (25 comuni) quando il cielo è sereno. L’antico bosco di Calatamauro, ricco di querce ed elci, e recentemente anche di pini, in un incantevole scenario verde tra monti,  valli, pianure e burroni, da Sud domina i vasti feudi del Nord, coltivati a grano, vigneti ed uliveti. Da qualche anno Riserva Naturale Orientata ed Area Attrezzata è ricca di specie rare di flora (caprifoglio,  giglione,  biancospino, orchidea italica, felce aquilina, cisto, ecc.) e di fauna (cinghiale, riccio, istrice, volpe, testuggine lacustre, ecc.), in particolare di farfalle (macaone, meanargia galathea, hipparchia  semele)  e di uccelli (poiana, falco, gufo, barbagianni, gruccione, ecc.).  
A Sud-Ovest il castello di Calatamauro, fortezza inespugnabile sulla collina triangolare omonima, domina tutta la zona circostante; i recenti lavori di recupero hanno reso visibili i resti della doppia cinta di mura con le torri, tre cisterne, piazzali, ecc.; alle sue falde un mulino ad acqua, recentemente restaurato ed un antichissimo abbeveratoio nei pressi dell’antico casale Scirotta.
A Nord-Ovest il castello di Vaccarizzo, fiorente azienda agricola, nota per il patrimonio zootecnico e la produzione di olio, frumento, vino, formaggio.
Poco distante da Vaccarizzo la possente, inaccessibile e storica Rocca Entella, su cui sorgeva l'antica città di Entella, distrutta da Federico II,  fiorente sotto i Greci, i Cartaginesi, i Romani, i Saraceni. Dopo i recenti scavi si possono visitare i siti archeologici portati alla luce ed ammirare i reperti dell’antica città esposti nell’Antiquarium “Giuseppe Nenci”, il museo archeologico aperto a Contessa Entellina nel 1995.
Non mancano nel territorio di Contessa le bellezze paesaggistiche: Rocca Entella,  Bosco di Calatamauro, “Grotta Entella” (Riserva Naturale Integrale).

Tratto da un testo dell'Avv. C. Raviotta

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