Patrimonio Culturale

A Contessa Entellina si parla ancora la lingua degli antenati albanesi, che fondarono il paese nel secolo XV. Notevole e interessante, anche se poco conosciuta, è la produzione letteraria locale albanese (in prosa e in versi).
In attuazione della legge nazionale (482\99) sulla tutela delle minoranze linguistiche anche a Contessa Entellina la toponomastica, finora solamente in lingua italiana, sarà integrata con quella in lingua albanese.
Papas Nicolò Chetta (1741-1803), sacerdote, poeta, scrittore, storico è noto nel mondo culturale italo-albanese ed anche in Albania come per i suoi studi etnografici, storici e teologici. Ha lasciato parecchie opere (in lingua italiana, albanese e greca), alcune recentemente pubblicate ed altre in corso di pubblicazione.
Si hanno riscontri documentali (atti dotali del 1700) sull’uso del costume arbëresh nei secoli passati a Contessa Entellina, ma i costumi tradizionali oggi usati  in questa comunità sono recenti. Sono stati infatti confezionati dal 1937 a oggi, su parziale imitazione di quelli di Piana degli Albanesi, e vengono indossati da ragazzi, giovani e adulti in occasione di particolari ricorrenze familiari (matrimoni) e religiose (Epifania, Pasqua e festa dell'8 settembre) o nel corso d’importanti eventi sociali e culturali (mostre, convegni, sagre, manifestazioni ufficiali, ecc.).

La lingua, il costume tradizionale ed il rito bizantino, elemento di distinzione della comunità arbëreshe nell’ambito della popolazione locale, si manifestano in occasione delle grandi festività religiose (Epifania, Lazzaro, Venerdì Santo, Pasqua, festa della Madonna della Favara, S. Nicola e Immacolata), quando si rinnovano le più significative e autentiche tradizioni.
A Contessa Entellina i bambini delle famiglie di rito bizantino, nati nei mesi che precedono l’Epifania vengono battezzati alla vigilia di questa festa, secondo la tradizione bizantina (immersione del bambino nudo nell’acqua del fonte battesimale).  Il giorno dell'Epifania, dopo la Divina Liturgia, viene celebrata la "Benedizione delle acque" (Mègas Aghiasmòs) nella pubblica fontana BIVERI per commemorare il Battesimo di Gesù nel Giordano.
Il padrino del “battesimo di Gesù”, scelto dal parroco, chiamato “nuni” in arbëresh, affianca il celebrante per l’intera funzione della “Benedizione delle acque”.  Mentre si canta un innoin greco ("En Iordani") una colomba scende scivolando su una lunga corda che parte dal campanile e si ferma sulla fontana davanti al celebrante: simboleggia lo Spirito Santo che appare nel Giordano sotto forma di colomba. A conclusione della celebrazione, mentre i ragazzi immergono più volte nell’acqua della fontana un fagotto  pieno di arance e mandarini, da portare a casa e mangiare a pranzo assieme agli altri familiari, il sacerdote, con rametti di ruta, asperge l’acqua benedetta sul capo di ogni fedele.
Il momento forte e più significativo della tradizione religiosa bizantina a Contessa è testimoniato durante le funzioni della Pasqua arbëreshe.
Dalla sera della notte, che precede il Sabato di Lazzaro, fino alla solenne divina Liturgia della Domenica di Pasqua, ogni giorno, sia in chiesa sia per le strade del paese, a Contessa Entellina, si rinnova ogni anno un intenso alternarsi di celebrazioni liturgiche (Mattutino, Ore, Vespero, Liturgia dei Presantificati, Divina Liturgia, Unzione degli infermi, ecc.), e di tradizioni religiose popolari (processioni, canti e preghiere in greco, in italiano ed in arbëresh).
Nel continuo ed emozionante alternarsi di parole (preghiere, letture dei testi sacri) e di suoni (canti antichi e recenti della tradizione bizantina), nella spettacolare coreografia delle numerose immagini sacre (icone), nella magica atmosfera impregnata di incenso (in ogni celebrazione), di profumi (venerdì) e di alloro (sabato), i fedeli con la mente, l’anima ed il cuore partecipano profondamente alla celebrazione dei grandi misteri della Passione, Morte e Resurrezione di Cristo.
Durante la processione della Domenica delle Palme antiche preghiere liturgiche (in greco) si alternano a canti religiosi popolari (in italiano ed in arbëresh).
La sera del Venerdì Santo si svolge per le vie del paese la processione sia col Cristo morto deposto nell’urna (tradizione occidentale),  sia con l’Epitàfios  (tappeto su cui è raffigurato con preziosi ricami Cristo deposto dalla croce), secondo la tradizione tipicamente orientale. Il Sabato Santo, durante la celebrazione solenne del Vespero e della Divina Liturgia tutta la chiesa viene cosparsa da foglie di alloro.
Il giorno di Pasqua viene celebrata l’originale funzione della luce e poi la solenne divina Liturgia, durante la quale si ripete tantissime volte l’inno della Resurrezione: in grec (Cristòs anèsti), in albanese (Krishti u ngjall) ed in italiano (Cristo è risorto). Al termine della Divina Liturgia di Pasqua , i fedeli ed il clero greco con i sontuosi paramenti orientali, accompagnati dalla banda musicale e dalle autorità locali, in corteo si recano nella chiesa parrocchiale latina per portare l’annuncio della Resurrezione di Cristo. I ragazzi e le ragazze, vestiti col costume tradizionale arbëresh di Contessa, distribuiscono ai presenti uova rosse, simbolo della Resurrezione.
Come nei secoli passati, ancor oggi il clero greco ed i fedeli, il giorno di Pentecoste, si recano nella chiesa rurale dell’Odigitria per ricordare la caduta di Costantinopoli nelle mani dei Turchi (1453): dopo inni e preghiere dedicati alla Madonna, per aver salvato e guidato gli Albanesi nel doloroso viaggio dell’esilio, si canta “O e bukura Moré – O mia bella Morea”, pensando con nostalgia alla patria lasciata per sempre. La chiesa dell’Odigitria ha pertanto per Contessa un valore storico e religioso ed é considerata un monumento commemorativo della venuta dall’Oriente degli Albanesi di Contessa.

La festa della Madonna della Favara (otto settembre) a Contessa Entellina è l'avvenimento religioso, culturale e sociale locale più importante. In tale occasione infatti si rinnovano secolari tradizioni. Tanti contessioti emigrati sono presenti alla festa, che si rinnova ogni anno sempre uguale, ma provoca comunque sempre nuove emozioni sia per le solenni celebrazioni religiose sia per la generale atmosfera gioiosa che accompagna tutti, perché é possibile rivedere, dopo tanto tempo, familiari, amici, concittadini, ecc.
Le funzioni religiose (Vespero, Divina Liturgia e Processione) sono celebrate dal clero greco nella chiesa parrocchiale latina, in virtù di plurisecolari tradizioni. La Divina Liturgia in rito bizantino-greco, concelebrata da tanti pàpas, è presieduta solitamente dal vescovo dell’Eparchia (diocesi) di Piana degli Albanesi.
La sera la seicentesca statua della Madonna della Favara é portata in processione, sistemata sulla storica, artistica, preziosa e monumentale “vara” del 1838. Nell’ultimo tratto della processione si ripete ogni anno il caratteristico “saliscendi” o corsa: prima di essere deposta sul sagrato della chiesa, a conclusione della processione, la vara viene più volte portata avanti e indietro sulla strada in salita davanti alla chiesa della Madonna della Favara.
Per la festa di S. Nicola (6 dicembre), patrono di Contessa e di tanti paesi d'origine albanese, al termine della Divina Liturgia solenne vengono distribuiti i "Panini di S. Nicola" benedetti, che, conservati, vengono gettati a pezzettini fuori di casa, quando infuria il maltempo, perché, secondo la tradizione, protegge dalle intemperie (temporali,  fulmini,  ecc.).
In occasione della festa dell'Immacolata, la vigilia (7 dicembre) al termine del Vespero nella Chiesa di S. Rocco, si bruciano due pupazzi di paglia, che rappresentano il demonio  (Diàlli) e la moglie (e shoqa).

Le  "Kalimère" sono  canti popolari religiosi in lingua arbëreshe, eseguiti da gruppi di giovani, che, girando casa per casa,  la notte di Lazzaro e di Pasqua,  annunziano la resurrezione di Lazzaro e di Gesù e ricevono in dono uova e dolci.

Originale e suggestivo il rito dell’incoronazione (matrimonio), celebrato secondo la tradizione bizantina: corone e velo sugli sposi, che bevono nello stesso bicchiere, che viene frantumato, e quindi  il corteo (celebrante, seguito dagli sposi incoronati e dai testimoni) in mezzo ai fedeli, mentre viene cantato un antico inno in greco.

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